Anouska Knight: Da quando non ci sei

da quando non ci sei

La protagonista del romanzo Da quando non ci sei è Holly, una donna che lavora in una pasticceria. Se per Forrest Gump “la vita è come una scatola di cioccolatini”, per Holly “la vita è fatta a strati, come una torta”. Dopo la morte del marito in un incidente stradale si è dedicata ai dolci per superare il dolore causato dalla sua perdita. E’ sempre più spenta e, purtroppo, né la sorella né l’amico riescono a distrarla. Un giorno, grazie al suo lavoro, si imbatte in Ciaran Argyll, un uomo tanto enigmatico quanto attraente. Holly deve preparare il buffet per una sfarzosa festa nella dimora di famiglia ad Hawkeswood e impasto dopo impasto riscoprirà alcuni degli ingredienti che mancavano dalla sua vita. Ciaran è solo uno scapolo che si circonda di belle donne e che è attratto dalla ricchezza e dal potere, un uomo molto diverso dal suo ex marito. Eppure impasto dopo impasto Holly riscoprirà il gusto dell’amore. Questo romanzo è soffice e delicato e insegna che molto spesso l’apparenza inganna. La lettura è resa ancora più piacevole dalla presenza dei personaggi secondari che aiutano a riflettere sui sentimenti.

Lori Nelson Spielman: La lista dei miei desideri

wish list

La lista dei miei desideri di Lori Nelson Spielman è un piacevole romanzo da gustare in un solo pomeriggio e parla di Brett Bohlinger, una donna di 34 anni che ha una vita davvero invidiabile. Vive in un loft finemente arredato, ha un fidanzato affascinante, una posizione lavorativa stabile, ma soprattutto una grande mamma per amica. Purtroppo le cose si complicano quando la madre muore all’improvviso e Brett si sente sola e spaesata. Durante la lettura del testamento scopre che nelle intenzioni di Elizabeth non era previsto un suo ruolo al comando dell’azienda di famiglia, ma prima di affrontare questo problema deve cercare di interpretare la strana lettera scritta dalla madre con una lista di desideri. A Brett non resta altro che cercare di seguire le istruzioni materne e così in un anno rivoluziona la sua vita. Di mese in mese si reca dal notaio per ricevere la lettera per quelle parole che riescono a cancellare il dolore e sono delle vere e proprie carezze che la aiutano a crescere e a scoprire il vero senso della vita.

Questo romanzo di Lori Nelson Spielman è stato pubblicato in 18 paesi e pare che l’autrice abbia firmato un contratto con Fox2000 per la produzione di un film.

Kakebo: Il libro dei conti di casa

kakebo

Kakebo - Il libro dei conti di casa, è un volume dalla copertina grigia inventato nel 1904 da Mokoto Hani, la prima donna che ha diretto un settimanale nipponico. Kakebo (si pronuncia “kakeibo”) è il manuale indispensabile per tenere i conti di casa. In tempi rigidi e di crisi come quelli che stiamo vivendo da qualche anno, saper monetizzare è fondamentale per arrivare a fine mese. Ancora una volta dal Giappone arriva un metodo infallibile per la nostra vita quotidiana.

Quante volte il pc si è riavviato proprio mentre avevate inserito tutti gli acquisti e le spese mensili sul foglio di calcolo? Con Kakebo si riscopre il piacere di annotare tutto su carta. Il volumetto è stato già ristampato 4 volte dalla sua uscita perché promette di tagliare i costi almeno del 35%. Ci sono anche il maialino (da sempre simbolo del risparmio) e il lupo (metafora delle spese) a rendere ancora più divertenti le operazioni di gestione dei soldi. Non mancano i grafici e tanti consigli made in Giappone per riflettere sulle proprie abitudini. Inoltre pare che sia un ottimo strumento per liberare le energie mentali.

Colo-relax

20150318_161617

Deserto Goab – Lorenzo

Ho deciso di provare a scrivere più spesso sul blog. Anche se lentamente, molto lentamente, sta cambiando forma. Come me. Ieri ho scritto un articolo sui libri da colorare per adulti e ho scoperto un nuovo mondo. Esiste anche una rivista che ho fatto mettere da parte (Grazie MariaGrazia!!!). Amo temperare, e amo colorare. Invidio mio cugino che è ancora alle elementari e che può colorare anche se a lui non piace molto. Ogni tanto apro gli apro il borsellino e tempero i colori. Ieri doveva disegnare il deserto Goab. Sì, quello della “Storia infinita”. E’ stato bravissimo ad accostare le varie tonalità. Quando è arrivato a casa aveva un muso lungo che gli arrivava sotto i piedi perché non voleva fare i compiti. Ma dopo aver colorato ha iniziato a sorridere. Mi ha promesso che poi me lo regala. Proviamo l’ennesima attività che promette “rilassamento”, con la speranza che faccia davvero effetto! Intanto tempero i colori storici… credo che abbiano almeno 15 anni.

Messaggi silenziosi

Ognuno ha un pensiero speciale per suo padre oggi. Io non ho tante parole anche perché basta che ci guardiamo per dirgli che ci sono. Quelle poche parole che sono rimaste le conservo per quando serviranno. Intanto metto una canzone.

Provincialismo

Provincialismo
provincialismo s. m. [der. di provinciale]
1. spreg. Mentalità, modo di fare, atteggiamento considerati tipici di chi vive o è vissuto in provincia, quindi caratterizzati da limitatezza culturale, meschinità di gusto e di giudizio e sim.: dare prova di un gretto p.; il p. consiste quasi sempre nel timore del p. e in una spasmodica cura di evitarlo (Soldati). In senso più ampio, con riferimento a manifestazioni letterarie, artistiche, culturali, intellettuali, ristrettezza di interessi dovuta a scarsi contatti con centri e ambienti culturalmente più aggiornati e di respiro più universale: Papini era allora, com’ero anch’io, … un uomo che aspirava ad uscire dai limiti del p. culturale e spirituale per spaziare in un’aura più aperta di universalità (Soffici); l’accusavano di meschinità, di aridità, di p. (Bassani).

Fonte: Treccani

[Soffro di provincialismo ma posso guarire. Ammetterlo è già un primo passo verso la guarigione.]

La porta del cielo

porta

Se non riesci ad uscire dal tunnel, per renderlo più confortevole, ti consigliano di arredarlo. Io credo che per uscire dal tunnel serva una porta. Perché una porta è un’opportunità per far entrare la luce del sole. Ieri sono riuscita a fotografare la famosa porta del cielo di Ostuni.

Problemi di donne: lo smalto

La scorsa settimana ho fatto un sogno… Penelope era in calore! Fortunatamente si trattava solo di un sogno visto che ormai è libera dalle sue cose femminose da un bel po’ di mesi ormai. Questa notte invece ho sognato che scrivevo un messaggio sul Forum GT in cui chiedevo aiuto per salvare il blog e trasferire tutti i post su un dominio wordpress di tipo free e che non mi chiamavo più Acidella… ma FlaviaM.

Ok! Sto per celebrare il mio primo anniversario da scrittrice di contenuti per il web, che detto così fa figo, in realtà sono una scopiazzatrice e ricamatrice. Porcomouse quant’è difficile riscrivere contenuti in maniera originale. In questi 12 mesi sul webbe mi sono imbattuta in tante personalità diggitali che scrivono e scrivono mallopponi di roba, che a volte ho letto… senza tuttavia capire dove trovino l’ispirazione per scrivere tutte quelle cose. Io che quando sono in crisi riscrittiva passo lo smalto o acquisto riviste di moda. A volte invio anche delle mail, magari c’è una Miranda da qualche parte che la leggerà. Ma a trentanni… Però com’è che si dice… Dreming is free!

Comunque il problema è che il mio smalto preferito acquistato da H&M al prezzo amico di 50 cent due anni fa, è finito. E pur avendo altri smalti è lui quello stimolariscrittucreatività! Esisterà ancora? Ora potrei concludere questo post con una domanda tipo “E voi care amiche, avete uno smalto perfetto?”. Invece lo concludo con un consiglio pratico: “La vita è come uno smalto, quando finisce passa all’altra boccetta!”.

Aggiornamento mensile

gerber

Hai un sogno? Inseguilo. Gioca a nascondino? Cercalo. Ti sfugge? Inseguilo ancora. Quando ho iniziato a scrivere contenuti per il web non immaginavo che sarebbe diventata la mia dis-occupazione. Quante volte l’ho detto? Sempre! Sto diventando una vera blogger, di quelli che scrivono le stesse cose in tutti i post. Solo che loro macinano like e visite che vanno a finire nel salvadanaio virtuale. Io mi racconto la solita frittata senza sale.

Non ho alcuna garanzia a livello infortunistico. Per esempio: Ho la cervicale? Non posso restare a casa con la testa sul cuscino. Devo alzarmi, spalmarmi la crema magica, incappucciarmi, mettermi in sella alla bicicletta, sedermi alla scrivania e inventare un rialzo di fortuna che mi consenta di non abbassare la testa. Perché non scrivo a casa? Troppe distrazioni: il succo nel frigorifero che mi chiama (Bevimi! Bevimi!), rumori vari ed eventuali che provengono dalla strada e mia nonna che si attacca al citofono. Non ho nemmeno garanzie a livello contributivo. Pur avendo lavorato 8 anni non prenderò mai la pensione, e queste sono cose che a trentanni devi iniziare a metterle in conto. Tra le priorità assolute c’è la ricerca di qualche forma di pensione integrativa. Perché il mese di Febbraio è stato molto produttivo, tanto che sono un po’ più tranquilla, ma aspetto Marzo per capire se si è trattato di un colpo di fortuna…

(altro…)

Sanremo dalla stanza

Ho perso un po’ quella verve critica. Una volta mi piaceva tanto sparare a zero su tutti, e su tutto, soprattutto su Sanremo. Ora ammiro il coraggio di Arisa e delle tette caduche che hanno preceduto il suo ingresso in quel dell’Ariston. Emma invece mi fa pensare a quella tizia imbronciata della pubblicità del profumo Dolce & Gabbana ambientata in Sicilia, solo che lei è bionda.
Questo è l’anno della stanza, e gran parte di quello che succede fuori me lo vivo dal letto. Perché devo ammettere che il lavoro creativo un po’ mi distrugge. Poi a casa mia la soglia di rispetto è inferiore a quella di chi sosta sugli scalini sino a notte fonda a bere e urlare e quindi il volume della televisione era così alto che nonostante volessi dormire perché ero sfinita, mi sembrava di avere Carlo Conti ai piedi del letto. Sì, alla fine la stanchezza ha vinto e mi sono addormentata! Però quello che arrivava nella stanza devo ammettere che era bello. No, io non ho un buon orecchio, anzi diciamola tutta: è proprio dimmerda!
Da quando ho iniziato a scrivere contenuti per il web mi affido alla musica per riempire il silenzio e per ispirarmi. Ultimamente ho ritrovato un cd di Natalie Imbruglia e tra un Big Mistake e una Wishing I was there vengon fuori certi articoli proprio carucci. Comunque basta chiacchiere perché il tempo è denaro e mi sento già in colpa per questo piccolo svago acidello.
Nella mia stanza arrivava la musica… Mi è piaciuta molto Chiara (anche se in radio stamattina dicevano che la sua canzone somiglia ad una di Pupo), e poi Malika Ayane con la voce di velluto. Gianluca Grignani ormai è da centro di recupero. Al tiggì stamattina hanno detto che Alex Britti è a rischio eliminazione, in effetti potrebbe pure evitare di cantare e presentarsi solo con la chitarra.
Tra gli ospiti invece c’erano Tiziano Ferro ed Albano e Romina. Tiziano Ferro arrivava limpido limpido e anche se sono anni che non lo ascolto più, ha avuto uno strano effetto positivo e mi sono addormentata col sorriso. Perché certe giornate sono davvero pesanti e le “sere nere”. Felicità di Albano e Romina invece era interminabile, quel ritornello l’avranno cantato almeno tante volte quanto è la somma dei loro anni.
Sanremo è quella cosa che “bene o male purché se ne parli”, ed è diventato una brutta copia dei reality concentrato in una settimana. Esiste un’alternativa, non guardare la televisione e ascoltare solo le canzoni. Anche perché il color tamarindo di Carlo Conti offusca pure la vista. A Sanremo, tra le note di qualche canzone si nasconde un po’ di grande bellezza musicale italiana.

1 2 3 217