Aggiornamento mensile

gerber

Hai un sogno? Inseguilo. Gioca a nascondino? Cercalo. Ti sfugge? Inseguilo ancora. Quando ho iniziato a scrivere contenuti per il web non immaginavo che sarebbe diventata la mia dis-occupazione. Quante volte l’ho detto? Sempre! Sto diventando una vera blogger, di quelli che scrivono le stesse cose in tutti i post. Solo che loro macinano like e visite che vanno a finire nel salvadanaio virtuale. Io mi racconto la solita frittata senza sale.

Non ho alcuna garanzia a livello infortunistico. Per esempio: Ho la cervicale? Non posso restare a casa con la testa sul cuscino. Devo alzarmi, spalmarmi la crema magica, incappucciarmi, mettermi in sella alla bicicletta, sedermi alla scrivania e inventare un rialzo di fortuna che mi consenta di non abbassare la testa. Perché non scrivo a casa? Troppe distrazioni: il succo nel frigorifero che mi chiama (Bevimi! Bevimi!), rumori vari ed eventuali che provengono dalla strada e mia nonna che si attacca al citofono. Non ho nemmeno garanzie a livello contributivo. Pur avendo lavorato 8 anni non prenderò mai la pensione, e queste sono cose che a trentanni devi iniziare a metterle in conto. Tra le priorità assolute c’è la ricerca di qualche forma di pensione integrativa. Perché il mese di Febbraio è stato molto produttivo, tanto che sono un po’ più tranquilla, ma aspetto Marzo per capire se si è trattato di un colpo di fortuna…

Scrivere non è più sopravvivere, ma anche piacere. Allora tutte quelle storie di chi ce la fa non mi sembrano più favolette della buonanotte. Perché senza sacrifici non si ottiene niente! Il tizio che ha creato il sito Chebuoni.it di cui si parla molto in questi giorni ha lavorato sino a 12 ore di fila! E questo mi rincuora, soprattutto perché a volte accetto progetti che richiedono uno sforzo sovra-umano. Come quello di Melascrivi della scorsa settimana, di cui non posso dire altro perché i ghostwriter sono i fantasmi del web. Al lungo lavoro di ricerca che faccio abitualmente è seguita un’abbuffata di scrittura. Ho scritto 30 articoli in due giorni. Che alla fine non capivo nemmeno che anno era, che giorno era. Però ho preso due giorni di pausa perché a furia di battere i polpastrelli sulla tastiera avevo perso la sensibilità. Cinque anni fa, quando scrivevo racconti per solleticare le mie velleità scribacchine e masticavo polvere di inerti, cosa volevo fare? Scrivere. Cosa faccio ora? Scrivo. Sognavo pure di essere Jo March, ma non ho il suo stesso carattere, siamo come l’acqua e l’olio.

Nelle mie millemila ricerche mi sono imbattuta anche in un paio di articoli interessanti. Il primo parlava della sensibilità delle ragazze che hanno vissuto la separazione dei genitori da grandi, il secondo del sollievo che si prova raccontando le proprie cose agli estranei. Credevo fossero mie teorie, eppure è tutto vero. Se non riesco a vivere con tranquillità è perché non ho mai vissuto nella casetta del Mulino Bianco e sono convinta che le cose finiscano. Vivo in funzione di una fine che non c’è, proiettata al futuro, e non mi godo il presente. Però non è che posso incolpare i miei genitori per le scelte sbagliate che ho fatto a livello “scolastico” e che non mi hanno portata da nessuna parte. Che poi a pensarci bene di fallito c’è poco visto che cado e mi rialzo in continuazione. E’ vera anche la storia degli sconosciuti. Quante volte in treno iniziamo a parlare con il nostro vicino e gli raccontiamo alcune cose della nostra vita che non abbiamo il coraggio di dire a nessuno? Quello “sfogo” ci fa sentire molto più leggeri. Lunedì sera sono stata dal commercialista, per le solite scartoffie. Gli ho fatto un breve riassunto delle puntate precedenti e gli ho raccontato dell’avventura virtuale. Ha sorriso, come tutti, perché le “professioni” del web sono precarie. Ma se pensiamo che anche dopo una laurea, mille specializzazioni ed esami di stato, si rimane comunque precari, devo ritenermi soddisfatta visto che mi guadagno la pagnotta.

Ritorniamo al fatto dei trentanni… senza esperienza, con un curriculum piatto. In effetti anche per il commercialista, che di queste cose se ne intende, sono decisamente fuori dal mercato del lavoro. Non invio più curriculum da un bel po’. Ho deciso di investire sulla memmedesima e di contare sulle mie forze! Pure lui sembra essere d’accordo. E alla fine, nonostante tutto il malisangu, le lagne e le cose brutte, all’orizzonte c’è una luce. Non è speranza, rimango sempre convinta del fatto che a peggio non ci sia mai fine… ma riesco a provare una piccola sensazione piacevole e sconosciuta, sicuramente si tratta della soddisfazione per quello che sono riuscita a creare con i ritagli di un vecchio sogno adolescenziale. Dicono che bisogna tirare i sogni fuori dal cassetto perché dentro ammuffiscono. Io l’ho fatto. Vedremo se in primavera fioriranno.

Sanremo dalla stanza

Ho perso un po’ quella verve critica. Una volta mi piaceva tanto sparare a zero su tutti, e su tutto, soprattutto su Sanremo. Ora ammiro il coraggio di Arisa e delle tette caduche che hanno preceduto il suo ingresso in quel dell’Ariston. Emma invece mi fa pensare a quella tizia imbronciata della pubblicità del profumo Dolce & Gabbana ambientata in Sicilia, solo che lei è bionda.
Questo è l’anno della stanza, e gran parte di quello che succede fuori me lo vivo dal letto. Perché devo ammettere che il lavoro creativo un po’ mi distrugge. Poi a casa mia la soglia di rispetto è inferiore a quella di chi sosta sugli scalini sino a notte fonda a bere e urlare e quindi il volume della televisione era così alto che nonostante volessi dormire perché ero sfinita, mi sembrava di avere Carlo Conti ai piedi del letto. Sì, alla fine la stanchezza ha vinto e mi sono addormentata! Però quello che arrivava nella stanza devo ammettere che era bello. No, io non ho un buon orecchio, anzi diciamola tutta: è proprio dimmerda!
Da quando ho iniziato a scrivere contenuti per il web mi affido alla musica per riempire il silenzio e per ispirarmi. Ultimamente ho ritrovato un cd di Natalie Imbruglia e tra un Big Mistake e una Wishing I was there vengon fuori certi articoli proprio carucci. Comunque basta chiacchiere perché il tempo è denaro e mi sento già in colpa per questo piccolo svago acidello.
Nella mia stanza arrivava la musica… Mi è piaciuta molto Chiara (anche se in radio stamattina dicevano che la sua canzone somiglia ad una di Pupo), e poi Malika Ayane con la voce di velluto. Gianluca Grignani ormai è da centro di recupero. Al tiggì stamattina hanno detto che Alex Britti è a rischio eliminazione, in effetti potrebbe pure evitare di cantare e presentarsi solo con la chitarra.
Tra gli ospiti invece c’erano Tiziano Ferro ed Albano e Romina. Tiziano Ferro arrivava limpido limpido e anche se sono anni che non lo ascolto più, ha avuto uno strano effetto positivo e mi sono addormentata col sorriso. Perché certe giornate sono davvero pesanti e le “sere nere”. Felicità di Albano e Romina invece era interminabile, quel ritornello l’avranno cantato almeno tante volte quanto è la somma dei loro anni.
Sanremo è quella cosa che “bene o male purché se ne parli”, ed è diventato una brutta copia dei reality concentrato in una settimana. Esiste un’alternativa, non guardare la televisione e ascoltare solo le canzoni. Anche perché il color tamarindo di Carlo Conti offusca pure la vista. A Sanremo, tra le note di qualche canzone si nasconde un po’ di grande bellezza musicale italiana.

La Notte di InchiostroDiPuglia

In Puglia non si legge! Secondo una recente statitistica nella nostra regione il 71% degli abitanti non ha particolare confidenza con i libri. Ovviamente non è vero! Infatti il 24 Aprile 2015 le librerie si trasformeranno in “Fortini letterari” e verranno prese d’assalto dai lettori. A quanto pare sarà una grande festa della lettura. Io occuperò la Libreria Lettera 22 di Mesagne. Ho parlato di questa straordinaria iniziativa su Chileggetrova: http://www.chileggetrova.it/la-notte-di-inchiostrodipuglia/8467

Michele Galgano è uno di quelli che a me piace definire “foolish”. In teoria è il dialetto che rende meglio il concetto, ma fate un salto sul suo blog per capire che in inglese rende il doppio: http://inchiostrodipuglia.weebly.com/

Stay book!

Piano C: Cucina

Se il Piano A fallisce e il piano B non c’è, passa subito al piano C: Cucina.

In realtà non si tratta di un piano vero, ma di un piano studiato per superare la noia mortale di una domenica pomeriggio passata a casa. Web writer durante la settimana, pasticciona per le ultime ore di quello che tutti chiamano weekend. Piano ottimo anche per uscire con qualche graffio in meno dalla pseudofantadepressione che s’aggrappa tipo sanguisuga in certi momenti.

Mi sono cimentata nella preparazione di due ricette deliziose:
1. Tortini di mele e cannella
2. Marmellata di arance

Per entrambe ho seguito le indicazioni riportate sul libro del Bimby. Fare le cose a mano è sicuramente molto più romantico, ma la mia mano destra e in particolare il pollice iniziano a ribellarsi alle numerose ore di writing e il dolore alcuni giorni è davvero insopportabile, quindi per non peggiorare la situazione ho chiesto aiuto al Bimbo nonostante alcune precedenti esperienze disastrose. Ovviamente potete anche realizzare queste ricette senza Bimby, soprattutto la marmellata, ma allacciamo il grembiule quadrettato e proviamo a cucinare virtualmente.

Tortini di mele e cannella
Per questa ricetta mi sono ispirata alla ricetta base dei muffin. Tocco creativo: tagliuzzare 5 mele gialle piccole (ho chiesto aiuto al Quick Chef di Tupperware sempre per gli stessi motivi di cui sopra!) a cui aggiungere il succo di un limone e 1 cucchiaino di cannella.

Ingredienti per 24 tortini (ovviamente il numero dipende dalla grandezza degli stampini che utilizzate):
150 grammi di latte
120 grammi di burro
60 grammi di zucchero
2 uova
300 grammi farina 00
1 bustina di lievito per dolci

Preparazione con Bimby
Versare il latte nel boccale e scaldare per 1 minuto a 37° velocità 1 , aggiungere il burro a pezzetti, lo zucchero e le uova e frullare per 20 secondi a velocità 4. Unire la farina e il lievito e impastare per 15 secondi a velocità 5. A questo punto tuffare le mele tagliuzzate e mescolare prima con la spatola poi per 40 secondi a velocità 2.

Preparazione senza Bimby
In questo caso sia il latte che il burro è preferibile che siano a temperatura ambiente per lavorare meglio l’impasto. Inoltre per renderlo spumoso servirsi delle fruste elettriche.
Lavorare prima lo zucchero e le uova, per ottenere una crema, poi aggiungere il burro e continuare ad impastare. A filo versare il latte. Terminare la prima fase con la farina (setacciata) e il lievito. Infine unire le mele profumose di limone e cannella.

Gli stampini (io utilizzo quelli di carta perché non ho la teglia per muffin) devono essere riempiti per 2/3 altrimenti l’impasto rischia di fuoriuscire dai bordi e più che tortini vi ritroverete con orribilini. Inoltre l’impasto tende a rimanere attaccato alla teglia e staccarlo è una delle operazioni più odiose.

Infornare (in forno già caldo) a 180° per circa 20 minuti e non dimenticare di fare la prova dello stuzzicadenti per vedere se la cottura è ultimata.

Marmellata di arance
La prima marmellata non si scorda mai! Anche perché prepararla è stata una vera avventura. Perché una marmellata? Beh, mi è stata “suggerita”. Perché le arance? Le amoro! Non avendone a disposizione, sono andata con la mia mitica biciclotta al Penny. Era ancora chiuso! «Annamo bene», ho pensato. Comunque ci sono ritornata dopo e mi sono aggirata nel banco frutta come una grande esperta di arance. Alla fine ho fatto “ambarabàcciccìcocò”.
L’operazione più noiosa è sicuramente pelare le arance a vivo e togliere tutti i semi dei limoni, per la scorza si può utilizzare un comunissimo pelatutto.

Ingredienti:
1 kg di arance
2 limoni
2 carote
700 gr zucchero

Preparazione:
Pelate le carote e tagliatele a pezzetti. Tagliate la scorza (senza parte bianca!) dei due limoni e di due arance. Poi pelate tutti gli agrumi a vivo avendo cura di eliminare semi e pellicine. Inserite le scorzette e le carote nel boccale e tritate per 20 secondi a velocità 7, poi aggiungete la frutta e frullate per 50 secondi a velocità 5, infine unite lo zucchero e cuocete per 1 ora e 45 minuti a 100° velocità 2. Sul libro c’è scritto di cuocere per 40-50 minuti, ma a me risultava ancora troppo liquida. Controllate di aver impostato la temperatura, non fate come me che ho lasciato mescolare per 50 minuti. Menomale che la domenica c’è la fascia ridotta… altrimenti bolletta salatissima!

Mentre la marmellata si cuoce sterilizzate i vasetti. Io ho seguito i consigli di Sonia Peronaci di Giallozafferano. In un pentolone ho sistemato i vasetti con l’apertura rivolta verso l’alto, poi ho incastrato degli strofinacci per evitare che si toccassero tra di loro e che si rompessero. Ho versato l’acqua e ho portato ad ebollizione. Ho abbassato la fiamma e fatto bollire per altri 30 minuti. Dopo 20 minuti ho messo anche i tappi. Alla fine ho tirato fuori con una pinza e ho fatto asciugare all’aria.

La marmellata deve essere versata ancora calda nei vasetti. Se risulta liquida non vi preoccupate che poi si addensa!!! Ho avvitato bene i tappi e ho capovolto per creare il sottovuoto. Non ho fatto le foto di tutti i passaggi, ma questa è la  colazione di lunedì mattina.

colazioneE questa invece può essere un’ottima idea regalo.

marmellata personalizzata…O davvero un nuovo business? Chi lo sa?! àticilef è la parola magica di questo ventiquindici e io sono sulle sue tracce, per dare un senso a questi 30 anni e renderli vincenti e seducenti.

Quanto vale la vita di una persona?

E’ la domanda che ci si pone spesso in questi giorni. Io non lo so quanto valga la vita di una persona. Però vale. Se sia stato pagato o meno un riscatto di 12 milioni di euro non è certo. Quindi la vita di Greta e Vanessa vale come tutte le altre. Anzi, di più! Così come non potevo essere Charlie, non me la sento di giudicare queste due ventenni che invece di sognare di fare le fashion blogger se ne sono andate in una delle zone più calde del mondo. E non a livello climatico. Mentre scrivo sono di fronte al monitor di un pc. E non importa quanto (mi) sia difficile vivere. No. Io sono al sicuro. Saranno state imprudenti, ma hanno dato la dimostrazione pratica che i giovani non sono tutti “sciusi”. La parola “solidarietà” è una delle più digitate ultimamente… ma la verità è che per essere solidali ci vuole coraggio. Le due ragazze ne hanno avuto, e ne hanno… Noi no.

Sunset

Mentre cercavo l’ispirazione per terminare un articolo in cui fornisco ottimi consigli (con tanto di frasi) per iniziare una conversazione in inglese, ho sbirciato oltre il vetro della porta. E’ già arrivato il tramonto. E con il tramonto la cuenta degli articoli: non è ancora abbastanza. Devo continuare. Mi sono alzata per accendere le luci e nel frattempo il sunset era impegnato a mettersi il pigiama, lasciando spazio alle stelle… E mi sono resa conto del fatto che da 9 anni la mia posizione è sempre la stessa: verso il sunset. Qui, lì, di nuovo qui. Forse è solo una stupida coincidenza, ma ogni cosa che inizio sembra destinata al sunset. Credo che sia il caso di spostare la sedia. Guardare pile di vecchi giornali non è altrettanto poetico, ma a volte spostare il punto di vista è fondamentale per sbloccarsi da quella sensazione momentanea conosciuta anche come “babbamento”.

Dicono che i sogni in realtà siano idee realizzabili e che basta trasformarli in progetti. Uno studio dell’University College of London sostiene che basta adottare delle semplici buone abitudini e 66 giorni per rivoluzionare la propria vita. L’esperienza mi ha insegnato che nonostante tutta la buona volontà, pur liberandosi dai soliti schemi, pur viaggiando in direzione ostinata verso il cambiamento, accade qualcosa. E il percorso si interrompe, perché non sempre volere è potere. Le giornate iniziano tutte alla stessa maniera: l’entusiasmo si esaurisce nel giro di un paio d’ore. Continuo a scrivere per prendermi cura di me stessa. Per ripetermi tra le righe che dopo le cadute, dopo che si tocca il fondo… c’è sempre la risalita. Gli ostacoli che sto incontrando sicuramente servono per tirare fuori risorse che nemmeno sapevo di avere, nei ritagli di tempo faccio qualcosa che mi piace tipo leggere la pagina di un libro, un disegno, temperare le matite e i colori, dieci passi. Quelle cose che consigliano pure sulle riviste femminili.

Probabilmente accettare il fatto che tutte le cose siano come il sole che sorge e tramonta ogni giorni, può essere un’altra buona abitudine mattutina. Ché la notte non dura mai in eterno… Nei Paesi del nord prima o poi spunta il sole, e non c’è buio perenne… di tanto in tanto si scorge un piccolo spiraglio di luce. Già. Intanto la sedia è ancora nella stessa posizione, ché a quest’ora il colore del cielo promette ancora buone cose.

Sconosciuti

La verità è che gli sconosciuti ci conoscono meglio di tanti conoscenti. Perché uno sconosciuto ti parla in maniera diretta. Non ti dice quello che vuoi sentirti dire. Non ti dice nemmeno cosa devi o non devi fare. Uno sconosciuto è capace di fare qualcosa che ai conoscenti riesce molto difficile a volte: ti ascolta!

Salvare me stessa: come?

Questa mattina mi sono svegliata con un cerchio alla testa. No, non mi è spuntata l’aureola! Perlomeno non ancora. Se prima i compleanni mi vestivano d’ansia, ora la realtà è che il 26 Maggio è solo un giorno come tanti altri: ho 30 anni e non ho niente. C’è un film americanata che mi piace tantissimo e che si chiama “30 anni in un secondo”. Forse ne ho già parlato sul bloggo, non ricordo. Però non mi va di cercare nell’archivio cosa ho scritto per evitare di ripetere le stesse cose. Non ci sono dure regole da rispettare, non c’è nessuno che debba giudicare il mio articolo. Qui posso essere io. E qui sono alla ricerca di àticilef, il leitmotiv dell’anno (che appena iniziato mi sta già sulle ovaies perché il 2015 è una brutta appendicite!). Penso alle strade, alle possibilità, alle scelte… Quando finisci le superiori non ti importa molto del futuro. Il minuto esatto dopo la fine dell’esame orale sei già fuori che guardi il cielo ed esclami: «E’ finita!». Sono passati 10 anni ormai e quando alzo gli occhi al cielo al mattino, appena uscita di casa, continuo a dire: «E’ finita!». Ma non ha lo stesso significato! Strade interrotte, possibilità ignorate, scelte non fatte. Quando mi accorgo di non avere niente, non mi riferisco a qualcosa di materiale (anche se un bel conto in banca può aiutare a risolvere molti problemi e a vivere sereni), ma alla speranza. Ho imparato che non devo non guardare al passato, e nemmeno al futuro. Conta il presente. Il presente però può cambiare nel giro di 5 secondi. Basta pure una telefonata alle sette del mattino! Se ti trovi a fluttuare nel liquido amniotico della tua bella casetta con la certezza che comunque vada avrai un tetto sulla testa e che ci sarà qualcuno che penserà a te, vivi tranquillo. Se sei tu che devi pensare a te le cose iniziano a complicarsi. Non ho mai avuto un lavoro, anche se ho lavorato. E spesso mi ritrovo ad invidiare chi conosce quella sensazione del bonifico mensile sul conto che allontana tutte le paure. Un mutuo, le bollette, la spesa, le emergenze… se sai di avere un’entrata fissa puoi gestire tutto! Elimini il superfluo, stringi i denti (sperando che non si spezzino ché il dentista costa assai per tutti). Alzarsi ogni mattina, scoprire di essere ancora intatti e che durante il sonno non ci è accaduto nulla, contare le righe sotto le occhiaie e affrontare un’altra giornata. Non sono l’unica persona che vive così e che deve fare conti fisici e metafisici. Credo di essere rimasta a letto solo un giorno in quest’anno. Perché lo sconforto si era impossessato delle mie gambe e mi impediva di alzarmi. Alcune volte mi chiedo: «Ma come cazzo faccio a far tutto?». Che non è la parodia trash del film con la Parker. Mi sento tipo quei personaggi che escono fuori dai campi di battaglia coi vestiti mezzi strappati e anneriti dal fumo, le ferite colorate con la salsa di pomodoro, i capelli arruffati. Quegli eroi guardano lontano, oltre le rovine, e vedono qualcosa. Solo che io non vedo niente, pure il cielo mi sembra costruito su misura, non è più infinito. Tutte le scelte sono difficili. Dal colore di una maglietta per un’occasione particolare a cosa fare della propria vita. Solo che nel primo caso puoi sempre rimediare, nel secondo… arrivata ad un certo punto, mi rendo conto che non posso più commettere altri errori, anche se mi piace tanto quell’aforisma che dice: “…Fallisci ancora, fallisci meglio”. Scegliere mi mette così tanta paura. Eppure l’obiettivo è chiaro: salvare me stessa. Come?

Dilemmi

Le pagine del calendario volano via lentamente, eppure è quasi passato un anno. Lo stato d’animo è sempre cupo perché spero ancora di svegliarmi e accorgermi che è stato solo un brutto sogno. Continuano ad arrivarmi mail con richieste di collaborazioni, e non posso che esserne felice. Con molta probabilità questa è la prima volta nella mia vita che riesco ad ottenere qualcosa contando solo sulle mie forze; nonostante i sacrifici e l’angoscia perenne, non mi sono ancora fermata. La parola chiave per resistere è sempre una: sopravvivenza. Così ho macinato parole su parole sino a notte fonda per rispettare gli impegni presi e le scadenze. Anche quando c’erano articoli che non volevano proprio scriversi. Lavorando sodo i risultati sono arrivati, o forse è che con l’inizio dell’anno tutti hanno bisogno di rinnovare i contenuti per i loro siti web. Stranamente non riesco più a ricordare tutte le cose che scrivo, e questo è un brutto colpo per me che son sempre stata una tuttologa. Posso ritenermi fortunata anche perché in questo cammino tutto virtuale sto incontrando persone serie e professionali da cui arrivano un sacco di stimoli. Prima non riuscivo a capire come fanno quelli che ce la fanno, ma non capivo che le cose non ti cadono mica dall’alto (sì, esistono pure la botta di culo o le raccomandazioni, ma quelle sono altre storie …), e il segreto è uno solo: provare! E soprattutto ignorare tutti quei furfantoni che sfruttando il tuo stato di disperazione ti invitano ad iscriverti alle loro newsletter che ti prospettano guadagni facili con il web, con certe pappardelle motivazionali che manco la Marchi e la figlia, aggiungendo le foto dei loro viaggi o della loro postazione di lavoro (al mare e con le palmette!). Ora la domanda è: Aspettare ancora un po’ per capire se l’incubo finirà o cercare di sfruttare al massimo questo nuovo e straordinario talento?

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Ogni volta che crediamo di conoscere il futuro, anche solo per un secondo, questo cambia. A volte, il futuro cambia rapidamente e totalmente. E non ci resta altro da fare se non scegliere la nostra prossima mossa. Possiamo scegliere di avere paura, di restare fermi a tremare, senza muoverci e pensare alla cosa peggiore che potrebbe succedere. Oppure possiamo fare un passo in avanti, nell’ignoto, con il solo pensiero che quello che accadrà, sarà fantastico. [Grey’s Anatomy]

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