Confettura di mele e zenzero

confettura mele e zenzero

Le marmellate e le confetture sono una mia grande passione. Un giorno Chiara Maci ha condiviso la sua ricetta della confettura di mele e zenzero. Non avendo Fox non posso seguirla tutti i giorni nella sua avventura, #vitadafoodblogger, quindi mi aggiorno grazie ai social. La Maci incarna l’ideale della trentenne, se una volta volevamo essere Jo March, oggi “vogliamo diventare come Chiara Maci”. In verità io ho un altro sogno nel cassetto, fatto appunto di marmellata e nel frattempo sperimento nuove ricette. Se volete provare questa ricetta della confettura di mele e zenzero, ma le mie spiegazioni sono poco chiare, ecco il link video alla puntata che sono riuscita a trovare grazie a San Google.

Ingredienti:

  • 1 kg di mele renette (già pulite e private del torsolo)

  • 500 gr di zucchero

  • 25 gr di zenzero

  • 12 cl di acqua

Preparazione:

Per questa confettura non ho usato il Bimby come ho fatto altre volte. Dopo aver sbucciato le mele, private del torsolo e tagliate a tocchettini, le ho lasciate macerare in una grande ciotola con il succo di ½ limone e un paio di cucchiai di zucchero. Nel frattempo ho preso una pentola e ho fatto uno sciroppo con lo zucchero e l’acqua (12 cl sono circa 12 cucchiai), e ho aggiunto lo zenzero sbucciato e grattugiato. Dopo qualche minuto ho messo le pentole e ho lasciato cuocere a fuoco medio per 40 minuti, poi ho frullato con il mixer perché non mi piacevano i pezzettoni. Dopo la “prova piattino”, che consiste nel versare su un piattino un cucchiaino di confettura e inclinarlo per verificare la consistenza*, ho invasettato nei vasetti sterilizzati**. Ho chiuso per bene, capovolto e messo a testa in giù i vasetti per tutta la notte.

p.s. Con le dosi di frutta indicate occorrono circa 7/8 vasetti ad anforetta, come quelli della foto.

*Consistenza: se la confettura scivola lentamente è pronta, mentre se rimane immobile l’avete cotta un po’ troppo.

**Sterilizzare: i miei vasetti (completi di coperchio) li acquisto tutti da Gesuino, l’emporio all’ombra del cupolone di Materdomini. Dopo averli lavati accuratamente li sistemo in una pentola e li proteggo con degli strofinacci, poi verso l’acqua fredda sino a coprire il bordo e porto ad ebollizione, poi abbasso il fuoco per altri 30 minuti e circa 10 minuti prima di spegnere, tuffo anche i coperchi. Estraggo tutto con una pinza e lascio asciugare su un canovaccio asciutto.

Che cos’è la resilienza?

flavinaCercando su Google, la prima scheda mi dice che “resilienza” è un sostantivo femminile. E già questa cosa mi piace, perché mi fa pensare che sia una qualità delle femmine, scorrendo col ditino ci sono due significati: il primo si riferisce alla capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi e pure questa cosa mi piace visto che sono burrosa e raramente, quando mi scontro con una porta, con la scrivania o con il bidet, mi faccio veramente male; il secondo significato è quello che mi frega perché pare che in psicologia la resilienza sia la capacità di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

E come si supera un evento traumatico? Con la leggerezza. L’articolo c’è per un motivo ben preciso visto che serve proprio la leggerezza, quella di calviniana memoria che giace da qualche parte in questo diario virtuale. Purtroppo il nuovo anno è un prolungamento di quello precedente, e di quello precedente ancora, quindi il bilancio è sempre tragico e se provo a sbirciare dalla finestra per vedere cosa mi riserva il futuro, la chiudo ché fa freddo. Negli ultimi due anni non c’è stata nessuna rivoluzione dentro, nessun cambiamento, se non capelli tagliati, chili accumulati, vani tentativi di riprendere a correre per sviluppare serotonina, l’ormone del felicità. L’unico che può contrastare la flavina, il personale ormone della tristezza.

Quando chiudi la finestra sul cortile del futuro e torni dentro, vedi libri con le ragnatele o con tre dita di polvere sul comodino, tanti film al cinema in attesa di quello che, proprio come i libri, diventi così tuo da farti scattare quella molla per reagire. Vedi, anzi, vedo una persona che non conosco e che non si è concessa niente, o quasi, come se fosse un peccato concedersi un lusso. Per fortuna ho iniziato a lavorare su questa cosa, per esempio ho comprato un paio di scarpe decenti, che da queste parti si dice “come spendi, mangi” e ho fatto un salto indietro nel tempo, agli anni ’90 con le Cult (senza ferro però, che c’ho una certa età e le gambe pesano). Vedo una che si è chiusa nella sua stanza a macinare parole su parole, le dita hanno marciato sulla tastiera come soldatini, mentre fuori il sole e la luna si davano il cambio e succedevano tantissime cose.

Purtroppo senza la leggerezza non si verifica il miracolo della resilienza, un po’ come il sangue di San Gennaro che non si scioglie se nessuno prega, e questa metafora è davvero assurda, ma non posso fermare il mio stream of consciousness. E se questo sarà un anno di merda, scusate il francesismo, ci sarà sempre un rotolone Regina che non si ferma mai e che pulirà tutto, per farmi camminare su un sentiero pulito, trasformandosi in un tappeto rosso dove finalmente potrò trovare quel posto nel mondo. Ovviamente da lunedì comincio la dieta, perché le ruote delle bici iniziano a chiedere pietà, ma quella è un’altra leggerezza. Senza la leggerezza di calviniana memoria di diventa brutte persone, e pure la cioccolata non ha più sapore. E quindi via: alla ricerca della resilienza che non c’è!

L’ingegneria del buonumore

buonumoreUna delle domande che più mi assilla è: si può avere il blocco dello scrittore pur essendo un web writer e avendo a disposizione migliaia di fonti da rielaborare? La risposta è . Anche se cambio la domanda e provo a formularla in maniera diversa, davanti al foglio bianco rimango muta. La causa è una sola: infelicità. Però ho cercato di trovare un altro punto di vista, ché il lato positivo per me non esiste. Tempo fa ho letto un articolo che parlava dell’ingegneria del buonumore per cambiare prospettiva.

Tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che ridere per 15 minuti al giorno faccia bene alla salute e consente di affrontare la vita in maniera diversa. Ovviamente una risata al giorno scongiura il rischio di infarto ed ictus, ma questa era una cosa che sapevo già. Una delle cose che mi riesce meglio è farmi prendere dallo sconforto, in situazioni di stress aumenta la produzione di cortisolo che va a braccetto col pessimismo e si divertono a fare i dispetti alla serotonina, l’ormone della felicità. Per gli psicologi basta ridere per per stare meglio. E se non c’è niente da ridere?

Ecco che bisogna affidarsi al buonumore iniziando dalla postura, perché bisogna andare incontro alla felicità a testa alta, a braccia aperte e senza broncio. Ma non finisce qui, il segreto è mantenere la postura e analizzare nei minimi dettagli il modo di muoversi e respirare per imitare le persone allegre. Dopo questo allenamento si deve aprire la bocca e guardare verso l’alto, è una cosa che abbiamo imparato da neonati, il nostro cervello ha associato questa posizione a ricordi piacevoli, per esempio le apine del carillon che si rincorrevano o la mamma che veniva a prenderci in braccio. Dopo alcune volte la risata è assicurata. Se si esegue questo esercizio all’aria aperta ovvio che ti viene da ridere, specie se riesci a schivare abilmente un dono dal cielo.

L’articolo, che se non ricordo male era pubblicato su Viversaniebelli, proseguiva approfondendo la respirazione. Quando siamo stressati tendiamo a respirare a metà e di questo me ne sono accorta ieri mattina che facevo fatica a pedalare e non era mica colpa del panettone, appena respiravo in maniera profonda, la strada pesava di meno. Infine la parte più difficile, ovvero usare parole positive. Se ogni giorno diciamo almeno 50mila parole e molte sono negative, nel mio caso la cifra si ferma a 39mila999. Il segreto delle persone allegre è che usano autoironia e sdrammatizzano, per esempio una giornata pesante per loro è ricca di sfide. Ridere è contagioso. E se non ci riusciamo, forse è il caso di guardare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=1qFzu2RjG5I

p.s. Numerosi studi personali dimostrano che quando scrivo per la memmedesima l’ispirazione torna, come per magia. Dunque all’ingegneria del buonumore devo associare la scienza della scribacchioneria.

Cartoline dal 2015

Da quando mi sono appassionata ad Instagram ogni giorno è diventato una cartolina, anche se la batteria è scarica e non riesco a fermare un’immagine, anche se lo scatto non riesce a restituire la bellezza del momento, anche quando non ho niente da immortalare. Ho iniziato molte volte stupidi progetti del tipo compilation bacchettona con una canzone al giorno, ho pure provato a scrivere una citazione al giorno sull’agenda. Il motivo? Fermare il tempo in una nota, una virgola, un pixel. Però il tempo non si può fermare e lo sento che mi scivola tra le mani e non riesco ad acciuffarlo, così come scivolano le occasioni. Tutto è perso. Ho scoperto che non è proprio così, perché per una cosa che si perde se ne trova sempre una nuova. Poco importa se sia buona o cattiva, bella o brutta. L’importante è trovare qualcosa, sorprendersi, arrabbiarsi. Finché ci emozioniamo, e per emozioni non intendo solo gioia, commozione e altri sentimenti positivi, siamo vivi. Il 2015 doveva essere un anno speciale, di rinascita, conquiste, e alla fine è stato un anno di parole, alcune buttate al vento, molte altre lanciate nel web, altre ancora perse da qualche parte, nel cuore o nell’hard disk. C’è sempre qualcosa di buono anche negli anni peggiori. Non ho ancora trovato una risposta convincente alla domanda: Come fanno quelli che ce la fanno? Sono indecisa tra coraggio e botta di culo. Però, in base alla mia esperienza personale, credo che sia proprio il coraggio a spingere alcune persone ad andare avanti e non fermarsi. Io ho paura pure di una lucertola, non è che ho molte speranze di concludere qualcosa e non sono stata nemmeno capace di esorcizzare le mie paure, che sono molto più grandi delle lucertole, anche se non si vedono. La fine e l’inizio ci costringono sempre a fare riflessioni di questo tipo, anche se ogni anno mi riprometto di stare lontana dal blog in questi giorni, perché la scrittura rimane sempre un gran mistero e le parole tutte in fila restituiscono un’immagine diversa delle cose. Forse perché non scrivo, ma ricamo. Allora tutto diventa grazioso, come le poesie di Natale recitate dai bambini. Sono ancora impreparata e non so cosa aspettarmi dal duemila s(cr)edici, avrò un giorno più per sperare che gli anni pari con l’età dispari siano i migliori? No, avrò un giorno in più per non smettere di inseguire le mie passioni e i miei sogni.

P.s. Il finale (mio) è sempre questo :)

Arriva SaraFree la prima polizza auto chilometrica

saraauto_800x900

Il tema delle assicurazioni è sempre all’ordine del giorno e tutti sono alla ricerca di una compagnia affidabile e con offerte allettanti. Sara Assicurazioni, ha lanciato sul mercato una polizza chilometrica, SaraFree. Cosa significa “polizza chilometrica”? Beh, forse avete già intuito che il premio versato per l’RCA viene calcolato in base a quanti chilometri percorrete con il vostro veicolo. E non finisce qui, il pacchetto assicurativo di Sara Free riservato ai low users è completo di garanzia Assistenza Techno.

Alla sottoscrizione del contratto di SaraFree il cliente versa il 50% del premio RCA e riceve un bonus di 4.000 km che arricchisce la copertura assicurativa con l’Assistenza stradale Techno. Tra le altre novità di Sara Free c’è la possibilità di installare in maniera totalmente gratuita il kit satellitare che tiene traccia dei km percorsi. Per quanto riguarda l’addebito si può scegliere l’addebito su conto corrente o carta di credito e se si percorrono meno di 4.000 km non si paga il premio aggiuntivo. Il bonus non è cumulabile, al momento del rinnovo viene azzerato.

Come avete visto SaraFree è decisamente conveniente per chi non utilizza molto l’auto, inoltre dovete sapere che il kit satellitare e la Garanzia Assistenza Techno consentono di accedere ad una serie di servizi extra, nonché di contare su molti vantaggi come condizioni agevolate per le garanzie Furto e Kasko. In caso di furto si attiva una procedura per il rinnovamento, se si verificano dei sinistri la centrale operativa contatta i clienti per chiedere se hanno bisogno di assistenza. Ricordiamo che c’è sempre il numero verde 800.095.095 attivo 24h su 24, una tessera ACI e l’app MySara che monitora il traffico, crea delle statistiche di percorrenza o chiama l’assistenza per voi.

Per saperne di più visitate il sito di Sara Assicurazioni e guardate lo spot.

Buzzoole

Je suis fottù

Questa mattina mi sono svegliata e mancano 25 giorni a Natale. Da piccoli è tutto diverso, c’è la prima candela dell’avvento che si accende e quell’attesa fatta di speranza, da grandi succedono molte cose, non sempre positive. Per esempio ti viene voglia di strappare tutti i Babbinatale che salgono sul balcone o speri in qualche corto circuito che spenga quelle luci intermittenti che più che felicità mettono ‘na tristezza. A trentanni il Natale è un limbo, fra l’essere piccoli, l’essere felici per aver realizzato parte dei propri sogni, l’essere insoddisfatti per non riuscire a trovare un posto nel mondo. Quest’ultima riflessione fa molto Fabio Volo, però quello ha sempre le parole giuste al mattino, e la scorsa settimana, in quei 3 minuti di macchina dal “lavoro” beccavo proprio le più mie. Si può dire? Forse questo pure è un effettoVolo. Una delle cose peggiori di questo periodo è che non riesco a portare a termine il lavoro che tradotto significa farefiguredimmerda. Vivendo di parole contabilizzate questo è davvero un problema: tu scrivi articoli, i tuoi articoli devono far guadagnare chi te li commissiona… Ma se tu non ci sei sono parole messe in fila, senza senso. Ogni tanto mi ritrovo a pensare sempre a quella storia che “non so come fanno quelli che ce la fanno” e la risposta è semplice: hanno imparato a prendere per il culo la vita! Io non lo so fare e sguazzo nel limbo gelatinoso. No, pensare a chi sta peggio di me non ha davvero senso, e nemmeno pensare che c’è la fame o la guerra nel mondo. Quando la tua guerra è nella tua testa. Sabato mi sono ritrovata a parlare con una persona, una di quelle che ce l’ha fatta, e poi ha capito che gli mancava qualcosa e se n’è tornata qua. Ecco, io l’ho ammirata. E poi mi ha detto che sono positiva e mica pessimista così come mi sono descritta. E forse il problema è la percezione che abbiamo di noi stessi che, detto alla francese “ci fotte”, anzi… mi fotte!

Galatine latte e fragola: il frullato in tasca

Logo-Galatine

Tutti noi conosciamo le Galatine, le caramelle più amate dai bambini. Dopo il gusto al cioccolato ora sono disponibili anche in quello alla fragola. La tavoletta di Galatine alla fragola può essere gustata in qualsiasi momento della giornata ed è perfetta per dare una svolta anche ad una particolarmente negativa. Dall’incontro tra il latte e la fragola, ingredienti buoni e semplici, è nato questo prodotto che offre un’esperienza lattea unica.

Le Galatine sono nate nel 1956, il marchio è stato lanciato da Polenghi, azienda produttrice di latte, nel 1991 è stato acquisito da Sperlari. ll successo della Galatine, conosciute come anche come una permissible candy è proprio negli ingredienti che sono sempre gli stessi, zucchero, miele e yogurt aggiunti all’80% di latte. La tavoletta di Galatina ci fa pensare all’infanzia e custodisce il segreto della felicità. Tutte le mamme tenevano nascoste le Galatine nella credenza e il rito della consegna era così magico che molti bambini diventati adulti continuano a rinnovarlo con i propri figli.

Si avvicina il Natale e a breve verrà esposto anche il calendario dell’avvento, preparatene uno con le Galatine alla Fragola, non c’è modo più dolce di aspettare il Natale!

Latte-e-Fragola_novita

Buzzoole

1 2 3 314