Oggi pomeriggio sono stata all’Assemblea degli iscritti del PD. Ad un certo punto ho creduto di essere un carciofo. Sì, i carciofi non capiscono niente. Sono ortaggi. Oppure Dante nel retino.
Dante era il mio pesciolino rosso, e quando lo prendevo col retino per cambiare l’acqua, lui rimaneva immobile. Fermo. Intontito.
Teoria 1: Sono stata assente per troppo tempo;
Teoria 2: Non è cambiato niente.
Credo che queste due teorie si possano fondere, e forse come dice qualcuno ho un animo troppo nobile per la politica. Lo prendo come un complimento.
Poi ho deciso di perdermi nel mondo.
E sono tornata a casa a piedi.
Maggio surreale. Freddo come Novembre. Mucchietti di foglie si rincorrevano in un girotondo. Ormai i piedi camminano da soli, mentre io e la mia solitudine ci scambiamo due chiacchiere. Mi sono ritrovata sotto la Porta Nuova, s’è spenta la luce ed è arrivato Italo.
Conosco bene la sua voce, ho visto i video di Mamma Rai.
Parlavamo di cultura, del Teatro Valle Occupato, del Macao. Gli ho raccontato delle mie passeggiate walseriane. Ascoltava compiaciuto.
Gli alberi in coro, s’univano al vento.
Da lontano, delle figure losche. Italo m’ha detto che ad una certa ora le signorine non dovrebbero andar in giro da sole, m’ha tirato il braccio e mi ha fatto rallentare il passo.
I campanellini, pure quelli devono sparire.
Poi si è confuso con la mia ombra quando ho attraversato la cara e buia Indipendence Way. Ero tornata a casa.
Non Italo, ma se ci fossi tu sottobraccio, mi sentirei meno folle a tornar a casa a piedi. Avrei qualcuno con cui discutere.
Non qualcuno a caso. Tu.
Però, ho capito come nascono quei dialoghi ai limiti dell’impossibile che ritrovo in alcuni libri che leggo.