Quanto vale la vita di una persona?

E’ la domanda che ci si pone spesso in questi giorni. Io non lo so quanto valga la vita di una persona. Però vale. Se sia stato pagato o meno un riscatto di 12 milioni di euro non è certo. Quindi la vita di Greta e Vanessa vale come tutte le altre. Anzi, di più! Così come non potevo essere Charlie, non me la sento di giudicare queste due ventenni che invece di sognare di fare le fashion blogger se ne sono andate in una delle zone più calde del mondo. E non a livello climatico. Mentre scrivo sono di fronte al monitor di un pc. E non importa quanto (mi) sia difficile vivere. No. Io sono al sicuro. Saranno state imprudenti, ma hanno dato la dimostrazione pratica che i giovani non sono tutti “sciusi”. La parola “solidarietà” è una delle più digitate ultimamente… ma la verità è che per essere solidali ci vuole coraggio. Le due ragazze ne hanno avuto, e ne hanno… Noi no.

Sunset

Mentre cercavo l’ispirazione per terminare un articolo in cui fornisco ottimi consigli (con tanto di frasi) per iniziare una conversazione in inglese, ho sbirciato oltre il vetro della porta. E’ già arrivato il tramonto. E con il tramonto la cuenta degli articoli: non è ancora abbastanza. Devo continuare. Mi sono alzata per accendere le luci e nel frattempo il sunset era impegnato a mettersi il pigiama, lasciando spazio alle stelle… E mi sono resa conto del fatto che da 9 anni la mia posizione è sempre la stessa: verso il sunset. Qui, lì, di nuovo qui. Forse è solo una stupida coincidenza, ma ogni cosa che inizio sembra destinata al sunset. Credo che sia il caso di spostare la sedia. Guardare pile di vecchi giornali non è altrettanto poetico, ma a volte spostare il punto di vista è fondamentale per sbloccarsi da quella sensazione momentanea conosciuta anche come “babbamento”.

Dicono che i sogni in realtà siano idee realizzabili e che basta trasformarli in progetti. Uno studio dell’University College of London sostiene che basta adottare delle semplici buone abitudini e 66 giorni per rivoluzionare la propria vita. L’esperienza mi ha insegnato che nonostante tutta la buona volontà, pur liberandosi dai soliti schemi, pur viaggiando in direzione ostinata verso il cambiamento, accade qualcosa. E il percorso si interrompe, perché non sempre volere è potere. Le giornate iniziano tutte alla stessa maniera: l’entusiasmo si esaurisce nel giro di un paio d’ore. Continuo a scrivere per prendermi cura di me stessa. Per ripetermi tra le righe che dopo le cadute, dopo che si tocca il fondo… c’è sempre la risalita. Gli ostacoli che sto incontrando sicuramente servono per tirare fuori risorse che nemmeno sapevo di avere, nei ritagli di tempo faccio qualcosa che mi piace tipo leggere la pagina di un libro, un disegno, temperare le matite e i colori, dieci passi. Quelle cose che consigliano pure sulle riviste femminili.

Probabilmente accettare il fatto che tutte le cose siano come il sole che sorge e tramonta ogni giorni, può essere un’altra buona abitudine mattutina. Ché la notte non dura mai in eterno… Nei Paesi del nord prima o poi spunta il sole, e non c’è buio perenne… di tanto in tanto si scorge un piccolo spiraglio di luce. Già. Intanto la sedia è ancora nella stessa posizione, ché a quest’ora il colore del cielo promette ancora buone cose.

Sconosciuti

La verità è che gli sconosciuti ci conoscono meglio di tanti conoscenti. Perché uno sconosciuto ti parla in maniera diretta. Non ti dice quello che vuoi sentirti dire. Non ti dice nemmeno cosa devi o non devi fare. Uno sconosciuto è capace di fare qualcosa che ai conoscenti riesce molto difficile a volte: ti ascolta!

Salvare me stessa: come?

Questa mattina mi sono svegliata con un cerchio alla testa. No, non mi è spuntata l’aureola! Perlomeno non ancora. Se prima i compleanni mi vestivano d’ansia, ora la realtà è che il 26 Maggio è solo un giorno come tanti altri: ho 30 anni e non ho niente. C’è un film americanata che mi piace tantissimo e che si chiama “30 anni in un secondo”. Forse ne ho già parlato sul bloggo, non ricordo. Però non mi va di cercare nell’archivio cosa ho scritto per evitare di ripetere le stesse cose. Non ci sono dure regole da rispettare, non c’è nessuno che debba giudicare il mio articolo. Qui posso essere io. E qui sono alla ricerca di àticilef, il leitmotiv dell’anno (che appena iniziato mi sta già sulle ovaies perché il 2015 è una brutta appendicite!). Penso alle strade, alle possibilità, alle scelte… Quando finisci le superiori non ti importa molto del futuro. Il minuto esatto dopo la fine dell’esame orale sei già fuori che guardi il cielo ed esclami: «E’ finita!». Sono passati 10 anni ormai e quando alzo gli occhi al cielo al mattino, appena uscita di casa, continuo a dire: «E’ finita!». Ma non ha lo stesso significato! Strade interrotte, possibilità ignorate, scelte non fatte. Quando mi accorgo di non avere niente, non mi riferisco a qualcosa di materiale (anche se un bel conto in banca può aiutare a risolvere molti problemi e a vivere sereni), ma alla speranza. Ho imparato che non devo non guardare al passato, e nemmeno al futuro. Conta il presente. Il presente però può cambiare nel giro di 5 secondi. Basta pure una telefonata alle sette del mattino! Se ti trovi a fluttuare nel liquido amniotico della tua bella casetta con la certezza che comunque vada avrai un tetto sulla testa e che ci sarà qualcuno che penserà a te, vivi tranquillo. Se sei tu che devi pensare a te le cose iniziano a complicarsi. Non ho mai avuto un lavoro, anche se ho lavorato. E spesso mi ritrovo ad invidiare chi conosce quella sensazione del bonifico mensile sul conto che allontana tutte le paure. Un mutuo, le bollette, la spesa, le emergenze… se sai di avere un’entrata fissa puoi gestire tutto! Elimini il superfluo, stringi i denti (sperando che non si spezzino ché il dentista costa assai per tutti). Alzarsi ogni mattina, scoprire di essere ancora intatti e che durante il sonno non ci è accaduto nulla, contare le righe sotto le occhiaie e affrontare un’altra giornata. Non sono l’unica persona che vive così e che deve fare conti fisici e metafisici. Credo di essere rimasta a letto solo un giorno in quest’anno. Perché lo sconforto si era impossessato delle mie gambe e mi impediva di alzarmi. Alcune volte mi chiedo: «Ma come cazzo faccio a far tutto?». Che non è la parodia trash del film con la Parker. Mi sento tipo quei personaggi che escono fuori dai campi di battaglia coi vestiti mezzi strappati e anneriti dal fumo, le ferite colorate con la salsa di pomodoro, i capelli arruffati. Quegli eroi guardano lontano, oltre le rovine, e vedono qualcosa. Solo che io non vedo niente, pure il cielo mi sembra costruito su misura, non è più infinito. Tutte le scelte sono difficili. Dal colore di una maglietta per un’occasione particolare a cosa fare della propria vita. Solo che nel primo caso puoi sempre rimediare, nel secondo… arrivata ad un certo punto, mi rendo conto che non posso più commettere altri errori, anche se mi piace tanto quell’aforisma che dice: “…Fallisci ancora, fallisci meglio”. Scegliere mi mette così tanta paura. Eppure l’obiettivo è chiaro: salvare me stessa. Come?

Dilemmi

Le pagine del calendario volano via lentamente, eppure è quasi passato un anno. Lo stato d’animo è sempre cupo perché spero ancora di svegliarmi e accorgermi che è stato solo un brutto sogno. Continuano ad arrivarmi mail con richieste di collaborazioni, e non posso che esserne felice. Con molta probabilità questa è la prima volta nella mia vita che riesco ad ottenere qualcosa contando solo sulle mie forze; nonostante i sacrifici e l’angoscia perenne, non mi sono ancora fermata. La parola chiave per resistere è sempre una: sopravvivenza. Così ho macinato parole su parole sino a notte fonda per rispettare gli impegni presi e le scadenze. Anche quando c’erano articoli che non volevano proprio scriversi. Lavorando sodo i risultati sono arrivati, o forse è che con l’inizio dell’anno tutti hanno bisogno di rinnovare i contenuti per i loro siti web. Stranamente non riesco più a ricordare tutte le cose che scrivo, e questo è un brutto colpo per me che son sempre stata una tuttologa. Posso ritenermi fortunata anche perché in questo cammino tutto virtuale sto incontrando persone serie e professionali da cui arrivano un sacco di stimoli. Prima non riuscivo a capire come fanno quelli che ce la fanno, ma non capivo che le cose non ti cadono mica dall’alto (sì, esistono pure la botta di culo o le raccomandazioni, ma quelle sono altre storie …), e il segreto è uno solo: provare! E soprattutto ignorare tutti quei furfantoni che sfruttando il tuo stato di disperazione ti invitano ad iscriverti alle loro newsletter che ti prospettano guadagni facili con il web, con certe pappardelle motivazionali che manco la Marchi e la figlia, aggiungendo le foto dei loro viaggi o della loro postazione di lavoro (al mare e con le palmette!). Ora la domanda è: Aspettare ancora un po’ per capire se l’incubo finirà o cercare di sfruttare al massimo questo nuovo e straordinario talento?

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Ogni volta che crediamo di conoscere il futuro, anche solo per un secondo, questo cambia. A volte, il futuro cambia rapidamente e totalmente. E non ci resta altro da fare se non scegliere la nostra prossima mossa. Possiamo scegliere di avere paura, di restare fermi a tremare, senza muoverci e pensare alla cosa peggiore che potrebbe succedere. Oppure possiamo fare un passo in avanti, nell’ignoto, con il solo pensiero che quello che accadrà, sarà fantastico. [Grey’s Anatomy]

Come fare un berretto con l’uncinetto

Ma quelli che girano i tutorial non potrebbero fare un corso di dizione o mettere ‘na bella canzone in sottofondo quando eseguono i passaggi con le manuzze? Disperata perché in edicola non c’era più quella fantastica cosa fascicolosa per aspiranti uncinettanti (e resistendo alla tentazione di comprare quella per il ricamo e il chiacchierino), ho cercato su YouTube. Ecco, io non è che abbia l’accento di una doppiatrice candidata all’Oscar, ma porcogomitolo! M’è pure passato lo spilo di creare un berretto all’uncinetto!

àticilef

Anno nuovo categoria nuova: àticilef. E’ semplice intuire di quale parola si tratti, e dopo il lazzaretto dello scorso anno credo che sia appropriata. Perché al contario? Beh, perché attualmente è un miraggio, però spero di scriverla correttamente alla fine di quest’anno, e magari con la maiuscola iniziale (giusto per essere positivi!). Ieri mattina in radio dicevano che tutto dipende da noi e che il destino è solo un’invenzione. Poi hanno aggiunto che a volte accadono delle cose piuttosto gravi, indipendentemente dalla nostra volontà, e che inevitabilmente finiscono per rovinarci la vita. E quella (aggiungo io) è la sfiga! E non puoi farci niente. Se non aspettare che la ruota della fortuna non si fermi sempre su “perde”. Però mica ho mangiato lenticchie e cotechino, non ho nemmeno indossato intimo rosso o gettato i piatti dal balcone. Non ho aspettato la mezzanotte. Nel 2013 ho pensato che iniziare l’anno zompando e ballando sarebbe stato di buon auspicio. Nel 2014 ho pensato che non aspettare l’inizio del nuovo anno mi avrebbe risparmiato la delusione di vedere che no, non è cambiato niente. Tanto anche per i fisici il capodanno non esiste, l’ho letto da qualche parte. E’ una bella storiella che mi sono raccontata, e che verso le 2 ha fatto effetto. Una true story invece è quella della mano che trovi in fondo al tuo braccio quando ne hai bisogno. Queste (non) festività all’insegna della solitudine sono state molto difficili da superare. E se Mafalda in una vignetta diceva di tenersi strette le persone che ci sono il 27, perché il 25 ci sanno essere tutti, io dovrò tenermi stretta stretta! Ed ecco che torna la (pro)positività: sono sopravvissuta! Sono ancora viva, ma cinica. Il meglio della vita evidentemente si nasconde nelle esperienze negative. Bisogna cadere e farsi male. Però ogni tanto avere qualcuno che ti aiuti a rialzarti, può farti guarire prima.
C’è.
Il blog è un po’ come il Telefono Amico, perché scrivere è ascoltarsi, senza giudicare, senza proporre soluzioni.
Come va?
Tutto male. Ma ci sto lavorando: àticilef.

Compilation bacchettona ventiquattordici

[02 Gennaio 2014 ore 9:54 – Iniziamo da capo. Anche se non ci sarà una canzone al giorno. Perché non ci riuscirò a tenere il ritmo, a quantified. Per esempio ieri non c’è stata nessuna canzona. Oggichillosa?]

2/365 Daniele Silvestri – Occhi da Orientale

3/365 MarK McAdam – Too Hard

9/365 Travis – Why does it always rain on me?

10/365 Sebastien Schuller – Awakening

12/365 U2 – In the name of love

13/365 Gianluca Grignani – Destinazione paradiso

14/365 Alanis Morisette – You oughta know

15/365 Elisa – Ecco che

… Come la radio che mangia il nastro delle cassette e lo distrugge… Un ventiquattordici con poca musica.

Io, speriamo che me la cavo

Su Rtl stamattina non fanno altro che ripetere quanto manca alla fine dell’anno. E io davvero non vedo che finisca, perché anche se cambierà solo un numeretto, ho sempre la speranza che potrà essere davvero “nuovo”. Come ogni anno rispetterò la “mia” tradizione con passeggiata gelata e “Il primo giorno del mondo” nelle cuffie per scivolare veloce su tutte le cose che sono successe. Il fatto di scrivere articoli per il web è piuttosto deleterio perché nelle mie ricerche mi imbatto nelle liste: buoni propositi, migliori canzoni, libri più letti, notizie catastrofiche che hanno sconvolto il mondo. Negli ultimi giorni non è che arrivino tante belle notizie e i più pessimisti (persino della quimmedesima) parlano di “fine del mondo”. In caso di fine del mondo, ecco qualcosa che sta bene come il latte nella pastina col formaggino:
«Io, la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno più di mille migliardi! Più dei cinesi! E Dio avrà tre porte: una grandissima, che è l’inferno; una media, che è il purgatorio; e una strettissima, che è il paradiso. Poi Dio dirà: “Fate silenzio tutti quanti!”. E poi li dividerà. A uno qua e a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: “Uè, addò vai!”. Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo.»
Pure senza la fine del mondo… io, speriamo che me la cavo!

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