22 mag, 2013 - Moleskblog    3 Commenti

Alone

Vorrei riuscire a farmi un regalo, una giornata solo per me. Da prendere la macchina e andare in qualche posto, alone. Ma questo non è possibile, e l’unica cosa che mi viene in mente è che anche stamattina ho dimenticato di fare il baffetto e posso fare concorrenza a qualche suora siciliana!

Se vuoi tu puoi però Flaviè.

21 mag, 2013 - Moleskblog    Nessun Commento

Ni-kon

L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose

Italo Calvino – Le città invisibili

19 mag, 2013 - Moleskblog    Nessun Commento

Il rispetto del ricordo

Nel caos di blablabla socialmediatici ricordo il 19 Maggio con un po’ di silenzio. Ci sono passata accanto a quella scuola stamattina, ma non mi sono girata. Ho spento la radio, abbassato il finestrino, e fatto entrare un po’ di immagini di quel sabato mattina. Le ho messe accanto a quelle che ritraggono le ragazze, oggi, che sorridono, con un leggero velo di tristezza negli occhi. Più di tutto mi fanno rabbia i volponi che si avvicinano alla loro freschezza. Che ci sarebbe bisogno di silenzio, perché chi sta zitto, non è che non ricorda, ma rispetta il dolore.

17 mag, 2013 - Moleskblog    1 Commento

Etciù: le allergie maggioline

Correva l’anno 2002 quando me ne accorsi per la prima volta. Pulivo il salone e il giorno successivo avremmo festeggiato la cresima di mio fratello. Si trattava con certezza del 2002 perché mio zio, il padrino, gli regalò il “nostro” primo pc fesso, e avevamo creato una mail comune: alefla2002.

Pulivo e starnutivo, starnutivo e pulivo. Stava per arrivare anche il mio compleanno, quindi era probabile che soffrissi di tre tipi di allergie, forse quattro addirittura: 1. pulizie, 2. polvere, 3. fioriture maggioline, 4. compleanno.

Con il passare degli anni ho iniziato ad eliminare alcune delle cause che potevano scatenare questi attacchi improvvisi. Eliminate pulizie e polvere rimanevano solo le fioriture e il compleanno. Ho un ulivo che sputa tutti i suoi pollinini nella mia finestra, ma questa storia del compleanno, del diventare grande, continuo a prenderla sempre troppo male. Allora sì, l’allergia al compleanno ha deciso di nascondersi dietro a quella delle fioriture varie ed eventuali. E allora sì, forse è il caso di andare alla disperata ricerca di una compressina di actigrip.

 

15 mag, 2013 - Moleskblog    1 Commento

Il braccialetto dell’amicizia

Questa mattina quando mi sono svegliata, sul comodino, tra gli orecchini abbandonati, ho ritrovato anche un braccialetto arancione con delle piccole pietruzze preziose: il braccialetto dell’amicizia. Un’amica conosciuta da pochissimo, parte per lavoro a Milano, e ha deciso di lasciarci questo piccolo pensierino per rimanere uniti. Oltre un like, oltre due simboletti che messi insieme fanno un cuore…di più! L’amicizia è anche un braccialetto! 

14 mag, 2013 - Moleskblog    3 Commenti

La ragazza con la sciarpa fuschia

Pensavo a ripensavo a quella domanda: Ccchebogliofaledaggrandeeeee? …e intanto rileggevo cosa avevo scritto il 14 Maggio del 2006 che non c’è, 2007 che non c’è, 2008 e 2009 ci sono, 2010 non c’è e manco 2011, però di 2012 ce ne sono uno, due e tre! Tutto il mondo è a conoscenza del fatto che il 15 Giugno si sposa Enrica, la mia migliore amica d’infanzia, e che sarò una delle dammiggiane fuschia. Il vestito che abbiamo scelto, dopo tante tribolazioni, ha una bellissima stola fuschia incorporata, allora ho pensato che potrei diventare “La ragazza con la sciarpa fuschia”, la copia bruttarella di quella con la sciarpa verde, del libro della Kinsella. Ho fatto pace con il bloggo. E ho ritrovato il piacere di raccontare le cose, scrivendo e parlando in maniera informale. Scintrosa. La mia.

In questo momento sono a casa, a buttare tutte le cose vecchie, con la sciarpina fuschia e dorata che conservo dai tempi del liceo. Stasera quando lo dovò fare per davvero, sarò già stanca e annoiata!

14 mag, 2013 - Moleskblog    2 Commenti

Disumanimalescadonnamente

Costruite la felicità degli altri.
Il domani avrà il vostro viso.
Il mondo sta diventando disumano:
siate uomini.
(…e rispettate le donne e gli animali, vah!)

Follerau

13 mag, 2013 - Moleskblog    7 Commenti

Quella sera…

Quella sera, tornando a casa, ripensai a tutte le rinunce della mia vita, a tutte le volte che avevo terminato bruscamente un percorso, e iniziato subito dopo un altro. Avevo scoperto che non mi ero mai mossa di un millimetro, che non avevo ancora “cunchiusu nienti”. Non so fin quando ci è concesso sbagliare, se esista un limite d’età. Per la seconda volta avevo interrotto il percorso universitario, fatto di impedimenti allo studio di varia natura (molti “psicologici”). Nell’agendina le pagine panna ridacchiavano di me, sputandomi date, orari, numeri, volti, che non avevo avuto il coraggio di tracciare. Spesso tirare fuori quello che si ha dentro è un buon inizio, ed io l’avevo fatto. Iniziando a liberarmi di un po’ di cose. Per ri-cominciare. L’incertezza del mio futuro buio, lo stesso che mi accoglieva in una spettrale Indipendence Way. Appallottolai quei pensieri sulla sedia, insieme ai vestiti. Infilai una maglietta larga e afferrai uno dei Calvini. Ripresi anche a leggere, finalmente.
«E la nostra vita là in mezzo avrebbe dovuto affrontare trasformazioni continue attraverso le quali intere popolazioni sarebbero scomparse e sarebbe potuto sopravvivere solo chi era disposto a cambiare totalmente le basi della propria esistenza che le ragioni per cui era bello vivere, sarebbero state completamente sconvolte e dimenticate». [cit. Le cosmicomiche]
Il giorno seguente mi dedicai soprattutto all’ozio sul divano. Era domenica. Ogni tanto la solitudine è fastidiosa, pizzica come i primi maglioni di lana a fine Novembre, e ci inciampi come nei sandaletti spaiati che occupano il pavimento della stanza tra Giugno e Settembre. Ma ti abitui subito, e salti come se stessi giocando un’avvincente partita a “stacchia”.
Due mesi mi erano sembrati un anno, o forse di più. Quando le luci iniziano a ri-accendersi, la luce bluastra si espande lentamente restituendo i contorni alle case, alle auto parcheggiate, ai marciapiedi sgangherati, a questa beffarda vita.

8 mag, 2013 - Moleskblog    3 Commenti

Ferrosi mistica

Sabato mia madre mi ha obbligata a fare le analisi del sangue, lasciamo perdere il fatto che m’è capitato il trinciavene, il problema è che c’è una piccola e irrilevante carenza di ferro. Così, siccome una piccola pastiglietta di Ferrograd nello stomaco diventa un chiancone che manco la pietra di San Pietro, ho detto allo splendiderrimo Doc di cambiare: sciroppo!

Quel graffito là di Bansky, dove sta la ragazzetta appoggiata al muro con le sneakers e il tuppetto che vomita cuori rossi… Beh sì, io sto per vomitare “Francu ti li culuri”, cioè la ferramenta. Che lo sciroppo al ferro c’avrà un gusto gradevole ma nel mio stomacone sembra che ci sia un gruppo di sessantenni intenta a fare una sessione mattutina di acquagym sul bagnasciuga.

6 mag, 2013 - Moleskblog    5 Commenti

In una sola parola: Maisìa!*

Non seguirò mai certi consigli di Clio Make Up che t’addobba manco fossi una trousse vagante. Che poi metti il caso che io una mattina decida di truccarmi e metti il caso che sia una mattina di scirocco come questa qua che sembra che c’ho la faccia spalmata di abbuondrante colla vinilca e i capelli gonfi e sformati tipo quelli delle bambole quando gli facevo lo shampoo col sapone Neutro Roberts. In una sola parola: Maisìa*!

Sabato pomeriggio poi ho visto una certa Mikeligna all’opera. Sarebbe la reggina della Nail Art. Ho sempre adorato gli smalti, ma non capisco l’utilità di questi dettagli con le palline colorate, i cristallini, i disegnini e le roselline scarabocchiate, che le dita sembrano bignè. Che poi, metti che ti devi ‘ssuppare una frisa! In una sola parola: Maisìa*!

Maisìa* (con la tsaraccentocorrezione)

 

30 apr, 2013 - Moleskblog    1 Commento

Ricomincio da qui, ma da quiddove?

Quando una, come la memmedesima, che usabusa dei social network, una che scribacchia pure, sì una che sai pure quanti litri d’acqua al giorno beve, chiude  tutto, deve pure mettere in conto che tre/quattro persone che la seguono ce l’ha, e ovvio che poi si preoccupano pure. Però io sto bene. Bene è una parola grossa, però per bene intendo che no, non voglio buttarmi da un ponte, magari uno di quelli dove ci sta pure il lenzuolo con la dedica d’amore color nero bomboletta spray. Passerà, tutto passa. E’ l’attraversare quel “tutto” che ti lascia dei segni, che son peggio delle smagliature.  Che non sono cicatrici e ferite aperte, no…come le smagliature sono fastidiosi e rimangono sempre lì. Nonostante la giovanerrima età. Mi sono passati un sacco di pensieri per la testa. Pensavo al “ricomincio da qui” malikayanesco. Non ricordo dovecomequando ho scritto che la musica mi/ci salva. Certo non Modà, Emma, Amoroso, ecc. C’ho una canzone fissa fissa: If you tolerate this – Manic Street Preachers. Una di quelle che canto in inglese maccheronico con la cacioricotta. Ma che c’ha a che fare con la guerra, la storia, e cose così. E allora penso a Domenica, a quello che ha sparato ad un carabiniere in Piazza Colonna. Io non lo so perché, ma ho pensato subito a Carmelo, quell’ex zito che tanto ho amato e poi odiato. Sarà che m’è rimasto dentro il ricordo, e sarà che sono umana alla fine. Che poi con l’odio, dove andremo a finire? Quello là che ha sparato, mica era davvero pazzo. Era esasperato, sì. Ma capace di intendere e di volere, ha preso un treno per andare a Roma a sparare ai politici. Ma mò che spari ai politici che risolvi? Che tanto quelli son capaci di litigare pure dopo un gesto di questi, che gettano nel terrore e fanno ricordare quel passato di sangue a tutti, anche a chi l’ha vissuto solo tramite Rai Storia, come me. E’ colpa tua, è colpa di quello. Io invidio Axel, che se ne sta andando in Olanda. Da quando sono tornata da Ferrara, dopo quella breve parentesi, non ho mai pensato di andare via, ma quando ti scippano il tuo futuro, vorresti un gratta e vinci magico. Per andare via e ricominciare per l’ennesima volta tutto da capo. Ma non potevo soffrire per amore?

26 apr, 2013 - Moleskblog    6 Commenti

Una vita all’istante

Una vita all’istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.

Mal preparata all’onore di vivere,
reggo a fatica il ruolo imposto dall’azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L’agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbandonato in corsa -
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.

Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, un giovedì!
Ma qui sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l’ho potuta schiarire tra le quinte).

Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.

Sto sulla scena e vedo quant’è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.

Una vita all’istante – Wislawa Szymborska
[La gioia di scrivere]

22 apr, 2013 - Moleskblog    2 Commenti

Hey Flajude

Quando vuoi piangere, ma non puoi perché sei grande ormai e perché le lacrime son pure esaurite, arriva la pioggia. Sì, per pensare quelle cose banali da Smemoranda delle medie, del tipo: “amo le giornate di pioggia perché piangi e nessuno se ne accorge”. Sì, le cose banali che tanto mi mancano. Troppo. Perché io mò mi sono proprio stancata di dover crescere così in fretta, per forza, e mi sono pure stancata delle pozzanghere burocratiche e delle carte e della stampante che pare una tazza di latte coi biscotti della salute. Emmò son le tredici, quindi mi devo fermare per forza che ai telefoni non mi risponderà nessuno.

Non leggo più, non scrivo più. Non…più. Stamattina mentre facevo la pipì ripetevo a cantilena: «La mia serenità chi me la ridà». Nessuna bambolina voodoo, nessun “Cristu ca s’è scurdatu”, nessuna congiuntura parapsicosubastrale sfavorevole. Ho messo una maglietta rossa e le scarpe rosse. Il rosso non è solo passione, ma è pure aggressività e attacco. Il colore adatto ad una come me, che nonostante tutto non s’arrende e continua a combattere. Coi fantasmi dell’anima e con la vita e i suoi corollari. Ieri pensavo che non scrivevo da tanto sul blog e che al primo post stile “non eslcudo il ritorno” avrei usato come incipit proprio questa frase: Da quanto tempo non scrivo sul mio adorato blog. Un po’ come parlare del tempo quando  non hai niente di interessante da dire. Ma io da qua non me ne sono mai andata, ho ripreso il filo nonostante avessi dimenticato pure la pass per accedere alla bacheca. Mi sento come se avessi vissuto almeno 3 anni nell’ultimo mese, e non solo è perché si sta per avvicinare il mio compleanno e mi prende la solita compleannodepressione, e manco per tutte ‘ste cose che son successe negli ultimi giorni. No, sono un po’ flaviacentrica, devo pensare a me, che se non ci penso io, non ci pensa nessuno. Il disastro politico, deve attendere un attimo, anche se devo andare a fare la tessera del Penny per le offerte, che nel borsellino c’è un posticino vacante al momento. Emmò devo trovare un titolo per il post. Vabbè, la sera quando torno a casa, dopo aver “guvirnatu la cani”, abbasso il finestrino e canto “Hey Jude“, che poi è una delle poche canzoni che  canto in “inglese vero” e non sciarpisciato. Jude si carica tutto il mondo sulle spalle, io nella borsa. Jude deve prendere una canzone triste e renderla migliore facendola passare dal cuore. Son stonata come una cornacchia, ma dal cuore ci passa e diventa davvero migliore.

2 apr, 2013 - Moleskblog    6 Commenti

Mangia prega scrivi

Non riesco a rinunciare alla pasta con i pomodorini scottati cinque minuti appena in padella con olio, uno spicchietto d’aglio e un pizzichino di sale. Il sapore dolce, d’estate. Alcuni scappano via dalla forchetta, nel piatto, come fossero polpette, e quando riesci a fermarli e li schiacci, devi fare attenzione alla maglietta. Quando il sapore di quella pasta, non ha nessun sapore, come ieri, qualcosa non va. Ed io lo so che non va bene, e non riesco a trovare una soluzione per uscir fuori da questo stato d’animo più cupo del cielo che preannuncia tempesta. Ci vuole del tempo. Alcuni giorni mi sento così forte che potrei prendere la punta e tirar sù l’ermo cupolone di Materdomini come fosse il coperchio di una zuccheriera, altri giorni (e questi sono molto più frequenti) me ne starei sotto il piumone arancione, con le ginocchia altezza panza e le dita dei piedi immobili, come quando ero piccola e credevo che sotto il letto ci fosse una strega con un fiocco di velo viola legato al cappello a punta nero. Viola, come il telo di raso che copriva la croce venerdì mattina quando ho deciso di andare in chiesa. Ho rispettato la tradizione, sepolcri in numero dispari. Uno è un numero dispari? No, la sfilata del giovedì sera, di chiesa in chiesa, non l’ho fatta. Lo sciame di pettegole ronzanti con tacchillo, trucchillo e borsillo, no! Quest’anno non ero mentalmente stabile da affrontarlo e combatterlo a colpi di acidellerie. La preghiera mattutina invece è stata, devastante. Recitavano le lodi mattutine, sono entrata in silenzio, mi sono seduta e ho alzato la testa, girava anche da seduta. Il quadro era coperto. Sono uscita perché le lacrime erano pronte a fare il loro ingresso trionfale. Dieci minuti appena, un’Ave Maria, un Padre Nostro. Appena arrivata in ufficio le volevo scrivere quelle sensazioni. La moleskine rossa è immacolata, l’ulitmo post è del 19 Marzo, mi diverto a mettere le mani nei comunicati stampa per fare taglia e cuci. Ma sono tutti articoli senza anima. Esercizi. Come i compiti per le vacanze. Sorridere, è diventata una tortura. Dovrei ricominciare tutto da capo, ma non accade come in  ”Mangia prega ama”, bisogna solo aspettare. Distrarsi. Vado alla ricerca di un soffice rustico, alzo gli occhi al cielo per chiedergli che intenzioni ha Lui, e poi mi trovo un argomento e scrivo.

19 mar, 2013 - Moleskblog    1 Commento

Contro le feste rac-comandate

Io sarò sempre contraria alle feste rac-comandate. Quelle feste che portano inevitabilmente ad una dose quintuplicata di sdolcinerie, e non perché io sia Acidella, ma perché certi giorni dell’anno son peggio dei detersivi concentrati che basta una sola goccia e vien fuori lo schiumone. Basta la parola “festa” che vien fuori lo schiumone qualunqueggiante. No, non è carino ricordare un solo giorno, la donna, la mamma, il papà, i nonni, i fratelli, i prozii eccetera. Mio padre era mio padre ieri e lo sarà pure dopodomani. Sta scritto pure all’anagrafe. Abbiamo litigato ieri e continueremo a farlo sempre, mica ci fermiamo oggi che è la sua festa. Delle cose buone che ha fatto, tipo concedermi il gipponzo in usufrutto, lo ringrazio spesso. E soprattutto quando sento rumori strani che andiamo insieme dal meccanico: «Ca no ti fazzu caminari cu la machina scasciata!». E pure la mamma, della sua festa di solito diventavo magicamente buona, lavavo i piatti, spolveravo. Ora non faccio più niente, ma forse questa è un’altra storia. Quindi mangiate a ‘ngrazia di diu le zeppole bicolore, alla crema con l’amarena, fritte, con lo zucchero al velo vanigliato.

14 mar, 2013 - Moleskblog    Commenti disabilitati

Qualche consiglio a Papa Franz

Un po’ mi dispiace per l’emerito Ratzy, me lo immagino in talare bianco latte di capra e ciabatte De Fonseca, già dimenticato da quella folla festante accorsa a San Pietro per l’Habemus Fumatam Biancam. L’emerito quando s’affacciò dal balcone aveva proprio la faccia di uno che dice: “Mzè! L’ho spuntata io!”, Francesco ha una faccia buona invece. Certo son già spuntate fuori un sacco di storie contraddittorie sul suo conto, vedremo…disse il cieco. Se Francesco d’Assisi è il patrono d’Italia, Francesco I è il patrono dei bus, la donna che sedeva accanto a lui ha già chiesto i diritti d’autore per lo scatto rubato al suo braccio a pois, il Vaticano le ha già comunicato che quella foto andrà a finire sul calendario 2014 e che riceverà tre copie gratuite a casa: una per lei, una per la madre e una per la suocera (notizia non confermata). Papa Francesco si è già distinto per umiltà e semplicità, pare sia pure capace di prepararsi la cena da solo ma non ha un buon rapporto con la tecnologia. Fonti a lui vicinissime rivelano che possiede solo un vecchio cellulare e una radiolina a pile (anche questa notizia non confermata). Essere Papa nel 2013 comporta: un account Twitter per cinguettare col gabbiano sul comignolo delle fumate e rispondere ai tanti fans, anche a quelli che chiedono il segreto per tirare a lucido le papali scarpette rosse, uno Facebook dove scrivere le omelie della domenica e delle grandi occasioni, uno Pinterest dove inserire tutte le cianfrusaglie vaticane inclusi i cespugli dei giardini, uno Instagram per immortalare momenti clou come le confessioni degli amici sacerdoti o le visite ufficiali all’emerito Benedetto, poi dovrebbe trasmettere le messe del mattino in diretta streaming sul sito del Vaticano, gli serve un account Skype perchè chiamare in Argentina è costoso e lui è uno attento al risparmio. Purtroppo Papa Francesco ha qualche problemuccio di salute, non grave, ma io gli volevo consigliare una bella papacicletta al posto della papamobile. Forse è il caso di affittare un risciò di quelli abusivi che girano per le strade della capitale, almeno per farsi due passeggiate domenicali a Piazza San Pietro. Comunque non so se nel galateo papale è previsto che il Papa debba portare per forza una croce d’oro. Ieri sera ne aveva una di legno, oggi è stata già rimpiazzata da una bella dorata.

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